Copyright: in Australia vittoria di iiNet contro le major hollywoodiane

Negli ultimi tempi si è sentito parlare molto della pirateria informatica, soprattutto di quella a danno della proprietà intellettuale che riguarda cinema e musica. A fine 2008, gli studios di Hollywood Village Roadshow, Universal Pictures, Warner Bros, Paramount Pictures, Sony Pictures Entertainment, 20th Century Fox e Disney, avevano intentato una causa presso il tribunale federale australiano di Sydney contro iiNet, provider australiano che secondo l’accusa immagazzinava files coperti da copyright e non impediva ai suoi utenti di entrarne in possesso attraverso il file sharing illegale via circuito BitTorrent: secondo il giudice Dennis Cowdroy, il provider non è responsabile dell’attività dei propri utenti, limitandosi a fornire soltanto un servizio internet. Tra le motivazioni principali, il fatto che iiNet non ha alcun controllo sul circuito BitTorrent utilizzato in tale contesto, inoltre l’ISP ha sottolineato come non esistano leggi che le impongano di intervenire contro i clienti, tanto più in assenza di procedimenti giudiziari di condanna a loro carico. Infine, a causa della privacy, gli utenti non potevano essere avvertiti del loro infrangere la legge sul copyright in quanto il provider non può tracciare le connessioni collegandole a persone fisiche, cosa in ogni dove demandata ad organi di polizia e magistratura.

La sentenza potrebbe essere un precedente a suo modo storico: purtroppo infatti ogni tribunale sentenzia come gli pare (cioè non deve sottostare ad una specifica legge), e per questo è possibile ricollegarsi a precendeti sentenze. Il 10 febbraio prossimo una analoga causa vedrà contrapposti in Italia la FAPAV e la Telecom. In Svezia, nonostante la legge IPRED, un tribunale ha stabilito che il provider non è tenuto a rivelare l’identità della persona fisica che si cela dietro l’IP se non viene provata la distribuzione illegale di materiale protetto da copyright; ma sempre in Svezia, un tribunale ha condannato i soci di thepiratebay.org (Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm Warg, Peter Sunde e Carl Lundström) per favoreggiamento della pirateria. In Germania, il tribunale di Colonia ha condannato una donna a risarcire le major per totali €50.000 (più le spese processuali), a causa del fatto che i figli minorenni scambiavano illegalmente files protetti attraverso un circuito che vedeva il loro pc come fonte principale. In Olanda, sempre i soci di piratebay.org hanno ricevuto qualche mese fa una ingunzione a cancellare dai loro server qualsiasi file .torrent che facesse capo a materiale protetto da copyright, pena il pagamento di multe salate; ancora in Olanda una sentenza ha convinto gli autori di Mininova a chiudere il sito, mentre negli Stati Uniti vi è stata una sentenza sommaria di condanna verso isoHunt. Insomma, di tanto in tanto, l’una o l’altra fazione hanno di che gioire, viste le opposte sentenze che si registrano in giro per il mondo.

iinet[1]

Il problema della pirateria è dunque controverso: non esistendo una legge quadro unica a livello mondiale, ogni Stato ergo ogni tribunale fa un po’ come vuole. Per battere la pirateria l’unica soluzione definitiva è lo spegnimento forzato dei pc di tutto il mondo, così da tornare all’età della pietra. Di fatto, neanche la connessione ad internet può essere disabilitata per un utente condannato, in quanto almeno in Europa l’accesso alla rete è considerato un diritto dell’uomo. Non si può condannare il P2P in quanto tale poiché esso è solo una tecnologia di collegamento tra vari client, e presto si arriverà ai cosiddetti “magnet link”, che evitano la necessità di un server su cui appoggiare i files, con le connessioni che diventano del tutto dirette da pc a pc, quindi per sapere cosa due utenti stanno scambiando è necessario piazzare un filtro tra i computer che sia in grado di analizzare la qualità del traffico generato: roba che compete solo alla polizia. Così, anche se una ricerca del Center for Information Technology Policy della Princeton University ha dimostrato che il 99% dei files presenti su bittorrent è illegale, poco si può fare: l’idea principe sarebbe quella di abbattere il costo del prodotto secondo la ben nota legge ciò che costa di meno ha più mercato, ma anche se così si facesse, perché gli utenti dovrebbero spendere anche solo €5 per un prodotto che si può avere gratis? Voglio dire: se qualcuno non compra un dvd perché costa €20, siamo sicuri che spenderà €20 per 4 dvd? E seppure fosse, se è abituato a scaricare 10 film al mese gratis, dubito fortemente che da domani spenderà €50 al mese di film, più magari €50 al mese di giochi e €50 al mese di applicazioni… D’altronde è pur vero che la gente deve lavorare, e per le case discografiche significa pagare gli stipendi dei dipendenti, quindi incamerare soldi dai contenuti prodotti. Dunque, la pirateria e l’anti-pirateria sono come il cane che si vuole mordere la coda: gira in tondo inseguendola senza riuscire mai a raggiungerla, anche quando sembra vicina. L’unica cosa certa è questa: che alla fine, a pagare per i pirati sono coloro che devono per forza acquistare il prodotto originale (tutti coloro cioè che hanno una attività pubblica), né più né meno come che a pagare per gli evasori sono i dipendenti pubblici. Pagare tutti per pagare di meno è motto che funziona anche in questo campo: le major risparmierebbero i milioni delle protezioni anticopia, delle cause intentate, e unitamente ai maggiori profitti derivati da maggiori vendite potrebbero abbassare il prezzo del prodotto. Ma torniamo al principio: quanti comprerebbero pure a basso costo ciò che posso facilmente e comodamente avere gratis? L’idea sarebbe potenziare al massimo i servizi di streaming gratuiti: non ci sarebbe più bisogno di pagare niente (o al massimo un piccolo abbonamento forfettario), e si avrebbe una sorta di tv on-demand via internet: questo implica però la nascita di una coscienza civile che fa comprendere l’equazione “copyright=legge da rispettare”. Qualsiasi altra soluzione, come la cancellazione della proprietà intellettuale et similia, denuncia solo nostalgie social-comuniste: sarebbe come dire che per non avere le carceri sovraffollate, l’unica soluzione è cancellare i reati punibili…

Non resta che attendere le prossime sentenze, le prossime leggi, e le future tecnologie.

PS: a chi si chiedesse cosa c’entra un argomento del genere con un blog di grafica la risposta è presto data: un grafico è un creatore di contenuti digitali protetti da copyright, e non è per nulla infrequente l’appropriazione indebita di questo materiale da parte di terzi, anche attraverso circuiti P2P. Sebbene la questione sia diversa ed il piano dimensionale della questione decisamente differente.

Info Simone82
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