Un home server in casa propria-HOWTO (seconda parte)

Dopo aver messo tutto l’occorrente minimale utile per configurare un piccolo server in casa propria (le indicazioni nella prima parte di questo articolo), si può partire con l’installazione del sistema operativo. In rete vi sono molte guide passo-passo con tutti i comandi disponibili da eseguire per sistemare al meglio il sistema: si trovano sia in italiano che in inglese, con qualche differenza minimale, quindi vanno seguite con una certa attenzione per integrarle al meglio. Qui di seguito si farà una breve carrellata dei comandi principali. Prima di partire assicuratevi di avere una connessione internet ADSL attiva in modalità “connessione automatica”.

Dopo aver inserito il disco o la chiavetta USB e aver proceduto ad avviare il pc tramite queste (modificando opportunamente la configurazione del BIOS), si dovrà per prima cosa scegliere la lingua d’installazione, che ovviamente sarà l’italiano; quindi scegliere installazione server (e non la soluzione Enterprise Cloud, che aggiunge strumenti per creare una infrastruttura di cloud computing, che non è ciò che interessa ora). Il disco procederà a caricare gli elementi utili.

installazione-server

Il secondo passo è configurare la tastiera: cliccate su NO e selezionate manualmente il layout italiano. Altra ulteriore breve attesa per far sì che l’installazione riconosca le periferiche interne alla macchina; poi si passa alla configurazione DHCP per il collegamento ad internet: a volte succede che i dati per la connessione non vengano impostati automaticamente, a quel punto si dovrà procedere a scriverli manualmente: l’indirizzo IP della macchina dovrà essere diverso da quello assegnato alle altre macchine della LAN (anche qui non duplicate i nomi) e dipende da quale router avete. Tipicamente l’indirizzo di gateway del router assume la forma 192.168.0.1, oppure 192.168.1.1, o ancora 10.0.0.0. Io ho il secondo caso, quindi dovete adattare i numeri alla configurazione che avete: dunque inserite 192.168.1.76 (ultimo numero di fantasia tra 2 e 255) all’indirizzo IP del pc, 192,168.1.1 all’indirizzo IP del gateway, 255.255.255.0 alla subnet mask

Si prosegue quindi dando un nome alla macchina che dovrò identificarla univocamente all’interno della rete LAN di casa, quindi mi raccomando non duplicate i nomi che avete dato ad altre macchine: per ora potrà anche essere di fantasia (si può sempre cambiare dopo), per comodità lo chiameremo “server”.

nome-server

Dopo aver settato conseguentemente l’ora di sistema su Europe/Rome, si dovrà indicare all’installazione come utilizzare il disco: partendo dal presupposto che avete una macchina interamente dedicata a server, essendo una configurazione casalinga potete tranquillamente selezionare l’opzione Guidato – usa l’intero disco, per non perdere troppo tempo a capire come dover impostare raid e LVM che tanto non vi servirebbero (sono tipici dei sistemi multiutenza). L’installazione provvederà a dividere il disco in una doppia partizione: una di sistema con la directory radice / ed una di SWAP (“memoria virtuale”). Diciamo che la configurazione automatica non è esattamente il massimo: dunque aggiungo che se scegliete manuale al passaggio precedente, potete creare due partizioni, di cui una (quella da destinare allo SWAP) di almeno 1GB, meglio di 2GB se la ram di sistema è inferiore a questa quantità (oppure pari/superiore alla quantità di ram installata se prevedete di utilizzare la funzione di ibernazione/sospensione). Evitare lo SWAP non fa recuperare spazio e può indurre problemi. L’ideale in senso assoluto è avere la partizione di SWAP su un secondo hard disk molto performante (magari quello dati). Terminata la scelta delle opzioni, proseguite con SI alla domanda “scrivi i cambiamenti su disco” ed attendete che l’operazione venga portata a termine (dipende dalla qualità del vostro hard disk)

Ora l’installazione va avanti a caricare i suoi pacchetti base, al termine della quale dovremo inserire i dati del nostro utente: per comodità, il mio consiglio è quello di impostare il vostro nome, di dargli il nickname “administrator” (al passaggio successivo) e di assegnarli la password che volete. Nella cartella /home viene quindi creata la cartella personale /administrator, che il sistema vi chiede se rendere cifrata, onde prevenire attacchi esterni: siccome siete dentro casa vostra e non in una grande azienda che conserva dati industriali, nessuno dovrebbe venire a rompervi le scatole, quindi potete rispondere NO alla domanda di cifrazione della vostra cartella. Sottolineo: tecnicamente non sarebbe corretto, ma altrimenti se non parte il sistema non sarete più in grado di recuperare alcun tipo di dato.

Poiché vi collegate direttamente alla rete tramite modem ADSL, non impostate il PROXY; attendete ora che venga configurato il gestore pacchetti APT. Ora è la volta di stabilire come aggiornare il sistema: la cosa migliore è selezionare “aggiornamento manuale”, altrimenti, sempre poiché è un serverino casalingo, anche l’opzione di installare automaticamente i safe-upgrade, potete selezionare la seconda opzione (dovrete sempre manualmente aggiornare eventuali pacchetti di terze parti).

aggiornamenti

Al passaggio successivo la cosa migliore è lasciar installare automaticamente soltanto un OpenSSH Server, spuntando la relativa opzione e lasciando in bianco tutte le altre voci; verranno quindi installati gli ultimi pacchetti necessari per il sistema. Installate il boot loader GRUB (necessario per avviare il sistema ovviamente) che sarà piazzato nel boot master sector del disco. Al completamento di tutte le operazioni vi verrà chiesto di rimuovere il disco d’installazione e procedere al riavvio del sistema. Premete SI e alla ripartenza della macchina ricordatevi nel BIOS di reimpostare l’hard disk primario come prima scelta per avviare il sistema operativo. Ora, il vostro Ubuntu Server 10.04 LTS è pulito e pronto per essere utilizzato.

Nella prossima puntata procederemo ad installare manualmente tutti i pacchetti necessari ad un server casalingo.

Info Simone82
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