Chiusura di Megaupload: difesa del copyright o attacco alla libertà?

fbi chiude megaupload e megavideo

Ebbene si, ieri è successo ciò che tutti pensavano potesse accadere da un giorno all’altro: l’FBI ha eseguito una ordinanza del Dipartimento di Giustizia americano contro (tra gli altri) Megavideo e Megaupload, portali tra i più famosi al mondo per il file ed il video sharing, ovvero contro il network Megaworld, che detiene anche altri portali (Megaporn, Megalive, etc.). Un’azione internazionale, che ha coinvolto molti Paesi, tanto che i fondatori sono stati arrestati in Nuova Zelanda. Le accuse sono pesanti, compreso il racket: l’azione giudiziaria infatti non era rivolta tanto alla possibilità resa di scambiare materiale protetto da copyright, ma ai guadagni che i proprietari del sito facevano sfruttando l’utilizzo illecito della loro piattaforma messo in essere da terzi. Si parla di qualcosa come 145 milioni di dollari, a fronte di una perdita del mercato legale che si aggirerebbe intorno ai 500 milioni di dollari.

Il problema è complesso: per quanto si riconosca in genere l’articolato sistema che regola il traffico internet e la gestione dei server, quasi tutte le legislazioni occidentali sono arrivati alla conclusione che il colpevole non è solo l’utente, ma anche il detentore del sito e/o l’IPS qualora siano a conoscenza della presenza sul proprio portale di materiale protetto da copyright. L’azione contro Megaworld però va oltre, perché in realtà il portale tendeva a rimuovere con buona solerzia i contenuti che gli venivano segnalati come illegali, a rimarcare la volontà dei fondatori di creare una piattaforma di scambio libero di contenuti certamente non a fini di lucro illegale (come poteva essere The Pirate Bay). Ciononostante, i guadagni generati hanno comunque indotto il Dipartimento di Giustizia a formulare accuse per totali potenziali 60 anni di carcere al fondatore. La fine della pirateria online? Giammai: lo pensavano dopo la chiusura di Napster, poi dopo quella della Baia dei Pirati, ora lo pensiamo di nuovo: il che significa che la pirateria non muore, gli puoi sbarrare la strada per qualche tempo ma poi s’incammina verso sentieri alternativi.

La solfa che molti continuano a ripetere contro le Major, incapaci di adeguarsi al mercato moderno e arroccate su posizioni antistoriche di difesa delle proprie lobby tuttavia risulta oggi largamente infondata: quasi tutti gli editori hanno creato network di condivisione dei propri contenuti. In Italia Rai e Mediaset hanno propri portali specializzati, Sony ne ha uno suo, in generale ci sono store online che vendono la musica ed i video a prezzo infimo (Apple store, Nokia store, etc.), servizi che con un abbonamento forfettario consentono di ascoltare tutto lo scibile musicale ovunque nel mondo. Il problema è sempre lo stesso: in passato ci lamentavamo che i CD costavano troppo, dicendo che dimezzando il loro prezzo avremmo ucciso la pirateria, o almeno profondamente bastonata. Ma in realtà la società moderna si è assuefatta al pensiero che internet = libertà, internet = impunibilità, internet = anarchia, internet = realizzazione assoluta dei propri desideri. Perché pagare anche un solo misero centesimo se posso scaricare l’intero catalogo di un autore “aggratise”? Tanto, si dice, l’autore guadagna una percentuale irrisoria dalla vendita del suo CD, per cui io non danneggio l’autore ma al massimo soltanto le Major, aziende multimilionarie. Naturalmente si passa dal civile (traggo profitto) al penale quando io rivendo la musica che ho acquistato o ne traggo guadagno illecito. Se la legge funziona male (anche il copyright si evolve), la si cambi, ma non dicendo che siccome la società ha deciso di agire in un modo, il legislatore deve tenerne conto: che facciamo, torniamo al delitto d’onore?

Su questa base agiscono poi i pirati, in particolare Anonymous, che con una vera azione da cracker hanno attaccato alcuni siti governativi americani: azione portata a termine felicemente, anche se poi Megaworld continua ad essere chiuso, mentre il sito del FBI era di nuovo up dopo pochi minuti… Come affrontare con un coltello da cucina un guerrigliero con un AK47… Ma come annunciato sul loro profilo Twitter, “the cyber war is starting”.

Il tutto si inserisce per altro nella discussione su SOPA e PIPA, due proposte di legge abbastanza stupidotte sufficienti però a far capire a) come il legislatore poco comprenda dei meccanismi di internet e b) quanto sia complesso e sfumato il mondo della rete, molto difficile da regolare. Anche perché, esistono protocolli come il P2P che sono serverless e che continueranno ad esistere finché anche solo 2 computer nel mondo saranno connessi in rete tra di loro. Proprio in questi giorni BitTorrent sta testando un algoritmo per lo streaming video, a testimonianza di come le potenzialità di questa rete siano ancora da esplorare… Sarebbe bene forse piuttosto che combattere i fantasmi con la sparachiodi mettere in atto pratiche di acculturazione delle nuove generazioni, pratiche che facciano comprendere loro che sebbene scaricare dalla rete non sia equiparabile ad un furto d’auto, comunque significa ledere diritti altrui: perché se io produco musica devo rinunciare anche a quel misero guadagno del 7% (quando va bene) sulla vendita di un CD? Che senso ha che io produca musica solo a beneficio di radio e concerti live? Acquistare un CD significa, per legge, acquistare un corpus mechanicum, del quale io posso fare ciò che voglio, ma il diritto di autore protegge il corpus mysticum che è masterizzato sul cd, ovvero la musica, che io non posso sfruttare a mio piacimento perché non è frutto del mio lavoro. Basterebbe poco per ascoltare tonnellate di musica (poi mi fanno un po’ ridere ed un po’ pena quelli che collezionano milioni di ore di musica, non basterebbe una vita intera ad ascoltarle tutte) in modo legale, spendendo poco e avendo la possibilità di portare la musica con sé all’interno di un dispositivo tascabile (oggi CD e DVD non hanno più motivo di esistere con smartphone e devices mobile, imho). A chi non vuole sfruttare questa possibilità ma vuole continuare ad eludere la legge, gli auguro di ritrovarsi un giorno frustrato perché del suo lavoro ne trae beneficio illecito una terza persona che non ha alcun titolo per farlo e che comunque gli procura un danno economico, piccolo o grande che sia. Forse capirà quanto sia stato pirla: una società che riduce il diritto al proprio desiderio è una società destinata allo sfascio: prima lo capiremo, prima potremo invertire la rotta, anziché ritrovarci anche senza mutande (che già ci stanno togliendo, per altro). La legge può cambiare le abitudini e le culture se queste sono sbagliate: abbiamo imparato a non fumare in luoghi chiusi anche se non pubblici riconoscendo il diritto altrui ad una salute corretta, abbiamo imparato a mettere il casco anche dopo essere usciti dal parrucchiere, tutto questo non solo per paura di una multa ma perché ci è stato insegnato che è giusto così. Applichiamo lo stesso concetto alla cultura di internet ed un giorno non sarà più necessario brandire le spade perché avremo imparato che il file sharing si può davvero usare bene a fini leciti, per creare informazione e divertimento liberi dai vincoli dei soliti noti. Siamo noi che attacchiamo la nostra libertà, credendo di essere furbi a ledere i diritti altrui ché tanto rimaniamo impuniti: con l’unico risultato che, rubate tutte le mele, arriva il contadino a tagliare l’albero, così in futuro niente più mele per nessuno.

Info Simone82
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